Addio a Silvia Collino, capostipite dell’azienda agricola Palaset di Bricherasio

BRICHERASIO. Spesso un destino poco benevolo sembra incombere ingiusto: infliggendo ripetuti colpi proprio sui nuclei familiari che si distinguono  per impegno politico e sociale, per trasparenza e buona volontà, estendendo la propria indiscussa generosità ben oltre i confini paesani. E’ il caso della famiglia Bonansea di Bricherasio (Val Pellice, To), da generazioni attenta rappresentante delle tradizioni contadine, concretamente testimoniate da un punto di riferimento eccellente come l’azienda agricola Palaset.

Silvia Collino (in foto, seconda da destra) vedova Bonansea, amata capostipite, mamma e nonna da manuale, ha concluso a novantadue anni il suo coraggioso, limpido, indomito e laborioso cammino terreno. Lascia un vuoto incolmabile nel cuore delle innumerevoli persone che le hanno voluto bene. Attivissima finché le è stato possibile, energica, elegante e accogliente, tenace custode della propria libertà e autonomia, è stata per la sua famiglia un solido punto di riferimento, la roccia a cui aggrapparsi nella tempesta, la donna forte della Bibbia. Ha difeso strenuamente la sua nidiata da ogni tempesta. Era sempre contenta quando qualcuno andava a trovarla.

E’ stata una moglie, una mamma, una nonna, una suocera capace di totale dedizione, animata da una fede  cattolica incrollabile, capace di conciliare perfettamente la cura della casa con la vita pubblica, tenacemente attaccata al patrimonio culturale piemontese.  Il parroco Don Ferdi, nella grande chiesa di San Maria, dove tante volte Silvia ha assistito alle funzioni, l’ha immaginata nell’atto di preparare la sua borsetta per il grande viaggio. Quella borsetta che quasi tutte le donne portano con sé, depositaria di tanti segreti, scrigno semplice ma importante ricco di memorie e documenti. Quella borsetta che anche in casa di riposo tante nonne stringono a sé come ultimo baluardo di indipendenza, borsetta troppo spesso sottratta da istituzioni spesso impietose che tendono a livellare le persone piuttosto che a promuoverne l’unicità.

Il nipote Luca l’ha ricordata in maniera coinvolgente: ha rammentato quanto amasse recarsi in paese per assistere alla Messa e per fare la spesa, sempre di sabato pomeriggio, quando erano in tanti a salutarla con simpatia scambiando quattro chiacchiere. Come fosse pronta ogni giorno ad interessarsi delle attività agricole e domestiche: sapeva ascoltare e capire. Dopo ogni pasto, consumato insieme, diceva ai suoi cari:”Se avete bisogno, chiamatemi!”. A ogni richiamo, nonna Silvia ha sempre risposto: con la presenza, la concretezza, la preghiera, la pazienza,  con tenerezza e semplicità affrontando con grande fiducia in Dio malattie, perdite, burocrazia. Ha sofferto molto anche prima di spegnersi. Ora la pensiamo finalmente in pace, avvolta dall’abbraccio consolatorio del Signore e da quello delle troppe persone care che l’hanno preceduta in questi anni.

A tutti i famigliari, un grande abbraccio.

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