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A Torino, le “tre sentinelle di pietra” dei Giardini della Cittadella

Tre monumenti seminascosti, dedicati ad altrettanti personaggi illustri piemontesi, presidiano ciò che resta dei giardini e dei viali che un tempo circondavano l’antica Cittadella cinquecentesca

Se Torino, soprattutto nel centro storico, può vantare un abbondante repertorio di targhe in marmo o in pietra, su cui sono incise auliche epigrafi per celebrare i numerosi cittadini illustri che nel passato sono stati protagonisti della storia subalpina, bisogna ammettere che la città non ha dedicato un gran numero di busti e monumenti ai suoi personaggi più celebri del passato. Non che non ce ne siano, beninteso, ma bisogna un po’ andarli a cercare, visto che spesso sono distribuiti un po’ a macchia di leopardo, e talora presenti solo in certi giardini.

C’è tuttavia una piazza, o meglio un giardino, che a dire il vero del giardino ha solo il nome, essendo costituito essenzialmente da un piazzale asfaltato, leggermente sopraelevato rispetto al piano stradale, e delimitato da un contorno di platani, che di monumenti ne contiene ben tre. Tre “sentinelle di pietra”, potremmo dire. Vista però la peculiarità di questo “giardino”, in posizione più alta rispetto al piano di calpestio, i tre monumenti spesso sfuggono alla vista dei passanti più frettolosi.

Sto parlando dei cosiddetti Giardini della Cittadella. Lo spiazzo fu creato a metà dell’Ottocento, a parziale compensazione dello smantellamento dei secolari viali che circondavano la Cittadella, e si estendevano fino a metà del corso Siccardi, ricavandone così nuove aree edificabili da destinarsi a costruzioni ad uso pubblico e abitativo.

La facciata del Collegio Carlo Albero

Il giardino è delimitato da corso Siccardi a Est, da via Bertola a Sud, via Antonio Fabro a Ovest e da piazza Arbarello a Nord. La piccola piazza Vincenzo Arbarello, una sorta di atrio o vestibolo che introduce in via della Consolata, ha assunto questo nome nel secondo dopoguerra, ed è dedicata ad un eroico capitano degli Alpini caduto sul Carso durante la Prima Guerra Mondiale. Su di essa si affaccia il palazzo dell’ex Facoltà di Economia e Commercio, che ora è sede della Fondazione Collegio Carlo Alberto, per gli studi di approfondimento post lauream di Economia, Management e discipline affini.

Le tre statue (di cui vi parlavo all’inizio dell’articolo), dedicate ad altrettanti illustri piemontesi, sono tutte posizionate sul lato del giardino prospiciente Corso Siccardi.

Una delle tre è dedicata al conte Federico (o Federigo) Sclopis, grande giurista e uomo politico di origini canavesane (Torino, 1798 – Torino, 1878). A Sclopis, oltre al monumento dei Giardini della Cittadella, Torino ha anche dedicato due lapidi: una è posta sotto i portici della Prefettura, in piazza Castello, e l’altra è posizionata in via Milano, sulla facciata del palazzo con le arcate, passando sotto le quali è possibile accedere in via Garibaldi.  C’è anche una Scuola Elementare dedicata a Federico Sclopis; non è molto distante dal monumento: si trova in Via del Carmine 27. Il conte Federigo Sclopis di Salerano fu eletto membro del Senato del Piemonte nel 1829; fu Avvocato Generale del Senato Piemontese dal 1844 al 1847 e Primo Presidente onorario della Magistratura d’Appello del Piemonte. Dal 1826 divenne membro dell’Accademia delle Scienze di Torino per poi esserne eletto presidente nel 1864, carica che detenne fino alla morte. Ricoperse l’incarico di Presidente del Senato del Regno d’Italia dal 25 maggio 1863 al 24 ottobre 1864.

Una seconda statua è dedicata a Giovanni Battista Cassinis (Masserano, nel Biellese, 1806 – Torino 1866). Il monumento, posizionato all’angolo tra corso Siccardi e via Bertola, venne inaugurato nel 1873: fu realizzato da Odoardo Tabacchi, scultore e professore di scultura presso l’Accademia Albertina di Torino.

Giovanni Battista Cassinis, giurista, fu eletto nel 1863 Presidente della Camera dei Deputati del Regno d’Italia, nell’VIII legislatura; fu eletto anche Senatore del Regno e ricoprì altresì la carica di Ministro dell’Interno.

Il cartiglio della statua recita così: Rettissimo d’animo, coltissimo d’ingegno, nel foro torinese valente giureconsulto, nel Regno d’Italia benemerito statista che tenne degnamente gli uffici di Guardasigilli, di Presidente della Camera dei Deputati, di Senatore. Meritò ed ebbe universale stima e rispetto.

Il monumento dedicato a G.B. Cassinis è all’angolo tra corso Siccardi e via Bertola

La terza sentinella posta a presidiare i Giardini della Cittadella è Angelo Brofferio: il monumento è posizionato all’angolo tra corso Siccardi e piazza Arbarello. Brofferio nacque a Roccaverano il 6 dicembre 1802, e morì a Locarno (Svizzera) il 25 maggio 1866. Oltre a questo monumento, Torino gli ha dedicato una via: via Brofferio è una breve contrada che collega perpendicolarmente corso Re Umberto con via Confienza.

A diciotto anni, partecipa ai Moti del 1821 e a quella che può essere considerata la prima occupazione universitaria della storia italiana: Brofferio rimarrà sempre fedele alle sue idee democratiche.

Il monumento a Brofferio lo troviamo all’angolo tra corso Siccardi e piazza Arbarello

Laureato in legge, Brofferio è stato giornalista, poeta, tragediografo, scrittore e compositore di molte canzoni in lingua piemontese, dove ricorda con ironia e realismo le sue esperienze in carcere, come oppositore dei regimi reazionari. Tra i brani più conosciuti, ricordiamo “La barchëtta”, “Mia entrada”, “Crudel destin”, “Mè ritorn” e “Soa ecelensa”. Fu deputato al Parlamento Subalpino e poi in quello italiano, nella sinistra democratica.Brofferio, con il valsusino Norberto Rosa, è considerato uno dei più significativi poeti-scrittori del risorgimento italiana.

Ora che vi ho segnalato le “tre sentinelle” di pietra dei Giardini della Cittadella, quando percorrerete corso Siccardi, non dimenticatevi di alzare la testa e di porgere loro un saluto. Non risponderanno, perché sono fedeli alla consegna del silenzio. Ma, forse, vi accenneranno un sorriso.

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Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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