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A distanza di oltre 200 anni, torna a Torino la “carmagnole”

TORINO. In occasione della festa di San Giovanni, è stato eretto in piazza Carignano un “albero della libertà” con tanto di nastri colorati e un cappello frigio posato in testa ad una giovane “Marianne”, attorno al quale si è danzata e cantata la più nota delle ballate rivoluzionarie. La carmagnole  vanta indiscusse origini piemontesi: l’autore è anonimo, ma sicuramente venne composta nell’entourage degli emigranti piemontesi che lavoravano nel porto di Marsiglia producendo cime, funi e gomene in canapa.

La “carmagnole” è anche la giacca che indossavano questi lavoratori portuali piemontesi, che un po’ alla volta venne adottata da tutti i sanculotti, come simbolo del movimento rivoluzionario dell’epoca.

A distanza di oltre duecento anni, le note briose, nerborute e martellanti della carmagnole sono tornate a risuonare in piazza Carignano, proprio davanti all’omonimo Palazzo in cui, nel 1820, vide i natali Vittorio Emanuele II. Nessun pericolo: non erano i fermenti di una novella rivoluzione francese in potenza, inneggiante ai principi di liberté, égalité, fraternité, e neppure una provocatoria (e un po’ irridente) profanazione di uno dei luoghi aulici della storia della dinastia sabauda. Si è trattato semplicemente di una rievocazione perfetta, a cura dell’Associazione Piemonte Cultura, di anni lontani e molto movimentati, dove il popolo (i cosiddetti sansculottes) manifestava il proprio anelito di libertà e di ribellione alle monarchie assolute, con canti e balli sanguigni e rivoluzionari.

È successo in occasione dei festeggiamenti di San Giovanni. Nella storica piazza torinese è stato issato un albero della libertà (concepito e realizzato nel rispetto della tradizione da Adalberto Rismondo), alto 4 metri, in legno di abete levigato e lucidato con cera d’api, proveniente da una segheria della Val Chiusella, alla cui sommità è stata affissa una ruota in legno massiccio, da cui pendevano più di venti nastri in raso di colore blu e rosso. I nastri erano tenuti in mano da 11 coppie di danseur (i componenti del Gruppo Storico Ij Danseur dël Pilon) che – danzando intorno all’albero – li hanno intrecciati nelle loro gioiose evoluzioni, dando vita ad un tambureggiante carosello musicale. In cima all’albero, non poteva mancare il rosso cappello frigio, con tanto di coccarda bianca, rossa e blu, sul capo sagomato di una graziosa fanciulla che impersonava “Marianne”.

La carmagnole venne composta da un autore anonimo nel 1792, uno degli anni cruciali di quel terribile periodo storico che va sotto il nome di “Rivoluzione francese”. La melodia del canto è originaria del Piemonte, e più precisamente, di Carmagnola. L’aria musicale si diffuse in Francia a cura dei lavoratori piemontesi (molti erano, tra loro, i carmagnolesi), emigrati nella zona di Marsiglia, importante porto francese del Mediterraneo, per trasportare, lavorare e tessere sul posto la canapa, di cui il Piemonte era un grande produttore (il Canavese prende il suo nome proprio dalla coltivazione di questo vegetale). La canapa era utilizzata per la produzione di cordame, vele, telerie ed indumenti, rustici ma molto resistenti.

Il testo del brano, ha un’impronta decisamente rivoluzionaria:

Dansons la carmagnole
Vive le son, vive le son
Dansons la carmagnole
Vive le son du canon!

e in molte strofe, irride sia a Maria Antonietta, sia al suo reale consorte, Luigi XVI, entrambi ghigliottinati nel 1793.

L’aria divenne talmente popolare da trasformarsi anche in una danza, la carmagnole, ballata dal popolo attorno all’albero della libertà nelle piazze francesi e nei territori diventati province dell’Impero, come il nostro Piemonte, Torino compresa. Non solo, i sanculotti iniziarono ad adottare – come divisa simbolo del loro movimento rivoluzionario – la giacca corta, in tela grezza di canapa, con sottili revers, normalmente utilizzata dai lavoratori piemontesi di Marsiglia, che venne anch’essa chiamata carmagnole.

La versione della danza proposta dal Gruppo Ij Danseur dël Pilon è quella rigorosamente ricostruita da Yvonne Vart, sulla base delle cronache dell’epoca. Beatrice Pignolo, coreografa del Gruppo storico di Piemonte Cultura, ha ripreso questi studi, apportando solo alcune modifiche nei passi: ma la carmagnole eseguita in Piazza Carignano è certamente una tra le più accreditate tra le varie versioni, ed è sicuramente tra le più vicine all’originale.

La voce che ha cantato sulla base musicale, su cui il Gruppo ha danzato, è quella di Marc Ogeret (1932 | 2018). Una rilettura in chiave moderna della carmagnole è stata in tempi più o meno recenti interpretata da molti artisti: tra le varie interpretazioni, ricordiamo quella magistrale di Milva. La potete ascoltare cliccando su questo link di YouTube:

La storia insegna, ed è bello ricordarne le epoche e gli eventi, gloriosi o drammatici, anche attraverso il canto e la danza.

Sergio Donna

Torinese di Borgo San Paolo, è laureato in Economia e Commercio. Presidente dell’Associazione Monginevro Cultura, è autore di romanzi, saggi e poesie, in lingua italiana e piemontese. L’ultimo suo romanzo, "Lo scudetto revocato” è ispirato al presunto illecito sportivo che portò alla revoca del primo scudetto conquistato sul campo dal FC Torino. Come piemontesista, Sergio Donna cura da tempo le edizioni annuali di “Armanach Piemontèis - Stòrie d’antan”.

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